La Valpolicella è la zona collinare subito a nord di Verona: cinque paesi storici fra i vigneti, una pieve romanica fra le più belle del Veneto, un arco di roccia naturale in Lessinia e un mosaico romano riaffiorato sotto le viti. Si visita in giornata — Verona dista un quarto d’ora — ma vale più di una sosta veloce fra una cantina e l’altra. Questa guida raccoglie cosa vedere, in che ordine e quando andare.
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I cinque paesi della Valpolicella Classica
La Valpolicella Classica, il cuore storico della denominazione, è fatta di cinque comuni: Negrar di Valpolicella, Marano di Valpolicella, Fumane, Sant’Ambrogio di Valpolicella e San Pietro in Cariano. Stanno tutti in una ventina di chilometri, ciascuno su una vallata diversa.
Vale la pena sapere che la Valpolicella DOC è più grande di così: comprende anche la Valpantena e la fascia orientale verso Illasi e Mezzane, per diciannove comuni in totale. La parola «Classico» in etichetta indica proprio queste cinque vallate originarie — una distinzione che conta quando si legge una bottiglia, oltre che quando si decide dove andare. Chi vuole capire cosa cambia nel bicchiere può partire dalla nostra guida all’Amarone della Valpolicella.
Il fondovalle è abitato e trafficato; la parte bella comincia appena si sale. Le strade diventano strette, i vigneti si dispongono su terrazze sostenute dalle marogne, i muretti a secco costruiti a mano nei secoli, e il paesaggio cambia nel giro di pochi tornanti.
San Giorgio di Valpolicella, il borgo più bello
Se si ha tempo per un solo borgo, è questo. San Giorgio di Valpolicella, frazione collinare di Sant’Ambrogio, è l’unico paese della valle incluso fra i Borghi più belli d’Italia, ed è un posto piccolissimo: quattro strade di pietra, qualche casa, un sagrato.
Il soprannome dice già molto — San Giorgio Ingannapoltron, «inganna il pigro», perché dal basso sembra a due passi e invece la salita è lunga. Il premio in cima è doppio: la vista corre sulla Valpolicella e nelle giornate limpide arriva fino al Lago di Garda, e soprattutto c’è la Pieve di San Giorgio, romanica, costruita fra l’VIII e l’XI secolo su un sito già sacro in epoca precedente. Dentro conserva un ciborio longobardo e affreschi antichi; accanto c’è un chiostro raccolto e, dietro, un’area archeologica dove sono emerse strutture scavate nella roccia che risalgono all’età del Ferro.
Mezz’ora basta per vederlo tutto. Difficile andarsene in mezz’ora.
Il mosaico romano di Negrar
Nel 2020 Negrar di Valpolicella è finita sui giornali di mezzo mondo: sotto i filari, gli archeologi hanno riportato alla luce il pavimento a mosaico di una villa romana del III secolo d.C., in uno stato di conservazione notevole. In realtà la villa era nota già dagli anni Venti del Novecento, ma era rimasta sepolta e mai scavata per intero.
È il promemoria più efficace di quanto sia antica la vocazione agricola di questa valle: i romani coltivavano qui, e il nome stesso della Valpolicella compare nei documenti altomedievali. Abbiamo raccontato la scoperta per esteso nell’articolo sul mosaico romano riemerso sotto i vigneti. Prima di salire in auto conviene verificare lo stato degli scavi e le aperture: l’area è un cantiere archeologico, non un museo con orari fissi.
Il Ponte di Veja e la Lessinia
Salendo oltre i vigneti si entra in Lessinia, l’altopiano che chiude la valle a nord, e il paesaggio cambia del tutto: pascoli, malghe, pietra. Qui si trova il Ponte di Veja, il monumento geologico più imponente dei Lessini — un arco di roccia naturale sospeso sul vaio omonimo, largo una cinquantina di metri, alto una ventina e spesso nove. È il residuo del crollo di una grande grotta, e sotto l’arco si aprono cavità frequentate fin dalla preistoria.
Attorno, Sant’Anna d’Alfaedo sta a circa 900 metri di quota e ospita un museo paleontologico con i fossili trovati nella zona — la Lessinia è uno dei siti fossiliferi più importanti d’Italia.
Da mettere in conto: dalla Valpolicella Classica si sale in una quarantina di minuti di strade tortuose, e in inverno la quota si sente. È una mezza giornata a sé, non un’appendice.
Il Parco delle Cascate di Molina
A Molina, frazione di Fumane, un parco privato ben tenuto raccoglie una serie di cascate lungo i vaioli che scendono dall’altopiano. Sono diversi percorsi segnalati, da quello breve e facile a quelli più lunghi e ripidi, in un bosco fresco anche d’estate — ed è la ragione per cui il parco compare in cima a quasi tutte le liste di cosa vedere in zona.
Il borgo di Molina in sé merita la sosta: case in pietra, mulini, il museo etnografico. Si paga un biglietto d’ingresso al parco e si cammina su fondo naturale: servono scarpe adatte, soprattutto dopo la pioggia.
Le ville venete che oggi sono cantine
Una parte del patrimonio architettonico della valle non si visita come monumento, ma come azienda agricola. Villa Della Torre a Fumane è un capolavoro manierista del Cinquecento, con i celebri camini a forma di mascherone, e appartiene a una cantina. Villa Mosconi Bertani, a Novare di Negrar, è una villa neoclassica circondata dal parco e dai vigneti, anch’essa sede di un’azienda storica.
È la sintesi più precisa di cosa sia la Valpolicella: l’arte e il vino non sono due itinerari separati che si incrociano per caso, sono la stessa storia. Visitarle significa prenotare una degustazione — il che, da queste parti, non è un problema.
Quando andare
Maggio e giugno per il verde pieno e le giornate lunghe; settembre e ottobre per la vendemmia e per il foliage della Valpolicella, quando i filari virano al rosso e al giallo e la valle dà il meglio di sé fotograficamente. Luglio e agosto sono caldi nel fondovalle ma gradevoli in collina e in Lessinia.
L’inverno ha un vantaggio sottovalutato: le cantine sono libere, chi riceve ha tempo, e l’Amarone si beve meglio con il freddo. Lo svantaggio è che alcune strutture riducono gli orari e la montagna può essere impraticabile.
Come organizzare la giornata
Il consiglio pratico, dopo molte giornate passate qui: non provare a vedere tutto. Le distanze sono brevi sulla carta e lente nella realtà, perché le strade di collina sono strette e si guida piano.
Una giornata ben riuscita somiglia a questa: mattina su una collina — Negrar o Marano — con una visita in cantina prenotata, sosta a San Giorgio nel primo pomeriggio, pranzo lungo da qualche parte lungo la strada. La Lessinia e le cascate si tengono per una seconda uscita.
Due avvertenze. Le cantine vanno prenotate: quasi tutte ricevono solo su appuntamento, e per le più note conviene prenotare con settimane di anticipo. E se la giornata prevede degustazioni serie, il problema di chi guida va risolto prima di partire, non dopo il terzo assaggio.
Se preferite che la giornata la organizzi qualcun altro, la nostra degustazione di vini in Valpolicella tiene insieme le due cose — le colline e le cantine — con guida e sommelier, oppure potete leggere la guida completa ai wine tour da Verona.
Domande frequenti
Qual è il borgo più bello della Valpolicella?
San Giorgio di Valpolicella, nel comune di Sant'Ambrogio, è l'unico della valle incluso fra i Borghi più belli d'Italia, ed è anche il più bello da vedere. È noto come San Giorgio Ingannapoltron — «inganna il pigro» — perché dal fondovalle sembra molto più vicino di quanto non sia: la salita è più lunga dell'apparenza. Il borgo è raccolto attorno alla Pieve romanica, si gira a piedi in mezz'ora e dal sagrato lo sguardo arriva fino al Lago di Garda.
Quali sono i 5 paesi della Valpolicella?
I cinque comuni della Valpolicella Classica sono Negrar di Valpolicella, Marano di Valpolicella, Fumane, Sant'Ambrogio di Valpolicella e San Pietro in Cariano. Sono il cuore storico della denominazione, le vallate dove si produce il Classico. La Valpolicella DOC però è più ampia: comprende anche la Valpantena e la zona orientale verso Illasi e Mezzane, per un totale di diciannove comuni. Quando si parla dei «cinque paesi» ci si riferisce sempre alla sola zona Classica.
Per cosa è famosa la Valpolicella?
Per il vino, prima di tutto: è la terra dell'Amarone, del Ripasso, del Recioto e del Valpolicella Classico, tutti nati dalla stessa base di Corvina, Corvinone e Rondinella e dalla tecnica dell'appassimento. Ma il nome stesso racconta il resto: «valle delle molte cantine» è solo una delle etimologie proposte. La valle è anche terra di marmo — il Rosso Verona si cava a Sant'Ambrogio da epoca romana — di pievi romaniche, di ville venete e di un paesaggio terrazzato con muretti a secco, le marogne, costruiti a mano nei secoli.
Qual è la zona più bella della Valpolicella?
Dipende da cosa si cerca. Per i borghi e le chiese, la zona di Sant'Ambrogio con San Giorgio e la Pieve. Per i vigneti più scenografici, le colline alte di Negrar e Marano, dove i terrazzamenti sono più ripidi e la vista si apre sulla valle. Per la natura, la fascia nord verso Fumane e la Lessinia, con le Cascate di Molina e il Ponte di Veja. Chi ha una sola giornata di solito combina la collina di Negrar o Marano con una sosta a San Giorgio.
Quanto tempo serve per visitare la Valpolicella?
Una giornata basta per vedere bene la zona Classica: due o tre borghi, una cantina e un pranzo. Il problema non sono le distanze — i cinque comuni stanno in una ventina di chilometri — ma le strade di collina, strette e lente, e il fatto che le cantine vanno prenotate. Se si vuole salire anche in Lessinia, al Ponte di Veja e alle cascate, servono due giorni o una scelta: valle o montagna.
Si può visitare la Valpolicella senza auto?
È possibile ma scomodo. Gli autobus da Verona raggiungono i capoluoghi di fondovalle — San Pietro in Cariano, Negrar, Fumane — ma non le colline, che è dove stanno i vigneti, le ville e i panorami. San Giorgio, per esempio, non è servito. Chi non guida di solito sceglie un tour privato o un autista per la giornata: la valle è progettata attorno all'auto, e con le degustazioni di mezzo guidare non è comunque l'idea migliore.
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