Su questa esperienza
Tutti vogliono fare la pasta in Italia. In pochi imparano il formato che appartiene davvero alla città in cui si trovano.
Quello di Verona sono i bigoli: spessi, ruvidi, simili a spaghetti grossi, estrusi con il torchio chiamato bigolaro e serviti tradizionalmente con il ragù d'anatra o con le sarde. La ruvidezza è il punto: trattiene il sugo come la pasta liscia industriale non farà mai. A seconda della cucina e della stagione si possono preparare anche tagliatelle o un formato ripieno, ma sono i bigoli a rendere questo un corso veronese e non un corso qualsiasi.
La giornata si apre in Valpolicella, in una cantina di famiglia con guida e sommelier, degustando Valpolicella Classico, Ripasso e Amarone. Serve per quello che viene dopo: la pasta fresca con un ragù lungo chiede un vino diverso dalla pasta burro e salvia, e la differenza l'avrai appena assaggiata invece che sentita raccontare.
Il pomeriggio è pratico, in una scuola di cucina partner a Verona — l'impasto, il riposo, la sfoglia, il torchio — e poi ci si siede a mangiare quello che si è fatto, con un abbinamento di vini scelto per il menù. È la più disordinata delle nostre giornate, e quella che famiglie e gruppi di amici chiedono due volte.